Wednesday, January 11, 2006

Spy games - Gli altarini di Fabrizio Quattrocchi


Ero ‘altrove’ e quindi avevo deciso di non scrivere più su questo blog.
Ma non potevo esimermi dal criticare l’ulteriore strascico di polemiche che sono riaffiorate dopo il recupero del video sull’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi. Richiesto più volte dalla Magistratura italiana, il video è stato negato da Al Jazeera con la motivazione che era troppo straziante. Come se il nostro cuore sensibile di spettatori non fosse stato mai avvelenato da immagini vergognose…
Ora apprendiamo dalle poche immagini autorizzate alla trasmissione che Fabrizio Quattrocchi, inginocchiato, circondato da uomini armati e a volto coperto, pochi secondi prima di essere ucciso, chiede di togliersi la kefiah che gli copre il volto. I rapitori gli rispondono di no, e lui replica con «Vi faccio vedere come muore un italiano». Una frase così semplice e banale, ma così satura di coraggio e fierezza, che invece, è stata traviata ad usum del continuo ostruzionismo storico della sinistra, la quale ha cercato di denigrarne la memoria arrivando a costruire l’immagine di un camerata ‘nero’ e prezzolata spia con strani viaggi precedenti anche in Bosnia ed in Nigeria. A fare cosa, lasciamolo pensare a qualche novello Jules Verne.
Intanto, ringraziamo Valter Veltroni per essersi ricordato di potergli intitolare una strada nella Capitale. Speriamo che lo faccia prima che gli venga offerto di doppiare, dopo il successo di Chicken little, il video di Quattrocchi.
Stiamo esagerando?
Pensate che la Sinistra si arrenderà di fronte all’evidenza delle immagini?
Vi lascio speranzosa che ‘il Manifesto’ pubblichi quanto prima una versione edulcorata, più politically correct e meno patriottica del video di Quattrocchi. E, se per distrazione, quel giorno non dovessi passare in edicola, vi prego di trattenerne una copia che vi pagherò a peso d’oro e custodirò calorosamente su un altarino…
Intanto gustatevi questi due folli su http://www.cosimuoreunitaliano.it/. Incredibile: hanno scritto una canzone sulla morte di Fabrizio. E non è per niente male! Non è una di quelle solite canzonette-epitaffio in stile pianto di prefiche. E' orecchiabile, ha un ritornello che entra facilmente nella mente ed il testo è molto poetico.
Ad malora, italiani!